Sono le stanze della mia mente
popolate da piccoli thui
avvolte da un vento caldo
che porta nell’aria il nostro odore.
 
Un flamenco suona un violino
su muri alti, e forti
dove gatti curiosi
rimangono immobili
a guardare 
il nostro Amore.
 
 
Se verrai qui a cercarmi,
io voglio essere trovata.
 
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Vento
scegli per me una barca
fra i rami degli alberi.
E’ tra le foglie di un viale
la rotta per i porti
e l’inizio di tutto.
Sospingi in alto la prua
così ch’io non abbia timore
da schivare le genti.
Segui la rosa
nel cui cuore ho nascosto
i miei sogni.
Scegli la luce
al cui apparire
veleggi.
E se fosse l’alba
non tremare del freddo.
Al tramonto
lasciami pure arrossire.
Nel buio
è la mia luna
che guida.
Ed al sole
cerca le stelle
del giorno.
Finchè da maestrale
ti farai zefiro
ed il mio viaggio 
la tua rivoluzione
sarà l’arrivo delicato
della primavera
nelle mie terre.   
 

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Eppure, per quanto indubitabilmente sia meravigliosa la luce della sera, c’è qualcosa che ancora riesce ad essere più bello della luce della sera, ed è per la precisione quando, per incomprensibili giochi di correnti, scherzi di venti, bizzarrie del cielo, sgarbi reciproci di nubi difettose, e circostanze fortuite a decine, una vera collezione di casi, e di assurdi – quando, in quella luce irripetibile che è la luce della sera, inopinatamente, piove. C’è il sole, il sole della sera, e piove. Quello è il massimo. E non c’è uomo, per quanto limato dal dolore o sfinito dall’ansia, che di fronte a un’assurdità del genere non senta da qualche parte rigirarsi un’irrefrenabile voglia di ridere. 
Poi magari non ride, veramente, ma se solo il mondo fosse un sospiro più clemente, riuscirebbe a ridere. Perche è come una colossale e universale gag, perfetta e irresistibile. Una cosa da non crederci. Perfino l’acqua, quella che ti casca sulla testa, a minute gocce prese di infilata dal sole basso sull’orizzonte, non sembra neanche acqua vera. Non ci sarebbe da stupirsi se ad assaggiarla si scoprisse che è zuccherata. Per dire. Comunque acqua non regolamentare. Tutt’una generale e spettacolare eccezione alle regole, una grandiosa presa per il culo di qualsiasi logica. Un’emozione. Tanto che tra tutte le cose che poi finiscono per dare una giustificazione a questa altrimenti ridicola abitudine di vivere certo figura anche questa, in  cima alle più nitide, alle più pulite: esserci, quando in quella luce irripetibile che è la luce della sera, inopinatamente, piove. Almeno una volta, esserci. 
 
A.Baricco in Castelli di Rabbia
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L’odore caldo e speziato del pane
oltre porte di vetro luminose e dorate.
Gli stessi alberi, gli incroci
e la mia allegria. 
I baci di una dama
brutti, ma buoni
fra i ricordi di bandierine rosse e verdi.
Un fiore rosa
tra i rami
e nelle mie tasche.
Stazioni e treni
che vanno e vengono
nella vita.
Strade dritte e prati di margherite
attraverso paesi piccoli
e abitati.
Vino e limone
Acqua e panna.
Come un carro,
una culla
ed io mi addormento.
Curve del pensiero
passano fiumi
e vialoni di pietra.
Grandi pentoloni
mescolano genti e cioccolato.
Colonne di marmo
e portoni di legno
guardano i tuoi passi
di ieri e di oggi.
E musica…
è la città
e questo momento…
nei miei ricordi
adesso
e per sempre.
 

 

Le stelle sono strade
per chi sa orientarsi
mentre torna a casa.
 
 …un bellissimo compleanno.
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Mancano 4 giorni.
Msn sa tutto e mi ricorda. per fortuna.
 

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Ascoltare la musica vicino al mare. Dentro una chiesa. Ed è lì il mio posto.
 
 Trattieni la tua prora che credersi una nave causa di tempeste. Povera la mia barca rotta tra gli scogli svelata senza vele e tra le onde sola come le grandi navi con animo ti scosti dalla vicina terra e al fiero mar ti lanci. Lope de Vega.
 
E se non piove il rumore della pioggia giunge lo stesso. Ed è l’acqua che cade piano di una cascata. Dovunque mi raggiunge.
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L’odore dei cedri
è aspro e freddo come la neve d’inverno
E’ amaro il sapore
se tagli ed entri con un coltello
Il giallo appassisce se non sai lasciargli il bianco latte
della scorza
Del sole trattiene il caldo eppure non brucia
Le mani fanno fatica persino a coglierlo.
Ma se hai pazienza, e voglia, piano
puoi svestirlo dei trasparenti veli d’oro
Fra le mani con dolcezza puoi prenderne un pezzetto
stando attento a non macchiare le vesti bianche
e
l’odore non sarà pungente
ne agre il sapore
se le tue labbra non avranno fretta di morderne il cuore.
 
 
La caratteristica peculiare del cedro è infatti quella di produrre frutti completamente dolci o completamente agri, il che li rende poco appetibili. (Citrus Medica. Da Wikipedia, l’enciclopedia libera)
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